Non ogni allarme significa la stessa cosa.
Nel settore della sicurezza si parla spesso di “falso allarme”. Ma siamo sicuri che sia sempre la definizione corretta?
Non tutti gli allarmi indesiderati, infatti, sono falsi allarmi. Capire la differenza è fondamentale per valutare correttamente l’affidabilità di un sistema di rilevamento e individuare l’origine di un problema.
Possiamo distinguere quattro diverse tipologie di allarme:
Allarme reale (Alarm)
Segnala una reale violazione dell’area protetta: il sistema rileva esattamente l’evento per cui è stato progettato.
Falso allarme (False Alarm)
Viene generato in assenza di un reale stimolo da rilevare. Può essere causato, ad esempio, da un guasto, da un errore di configurazione o di trasmissione oppure da un malfunzionamento del sistema.
Allarme improprio (Nuisance Alarm)
Il sistema funziona correttamente e rileva uno stimolo reale che, però, non costituisce una minaccia: ad esempio un animale nell’area protetta o dei rami che, durante forti raffiche di vento, colpiscono una recinzione.
Allarme sabotaggio (Tamper Alarm)
Non indica un’intrusione, ma un tentativo di manomissione del sistema, come l’apertura di un sensore, il taglio di un cavo o l’interruzione dell’alimentazione.
E’ importante distinguerli per non rischiare di nascondere la vera origine del problema.
La domanda corretta da porsi è:
dipende dal sistema di rilevamento, dalle condizioni ambientali o da un tentativo di sabotaggio?
Distinguere correttamente gli eventi significa poterli analizzare, gestire e risolvere nel modo più efficace, valutando con maggiore precisione anche le reali prestazioni del sistema di sicurezza.
